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Involati due giovani della coppia di capovaccai del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano

Nell’ambito della recente operazione di liberazione di giovani capovaccai messa in atto nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano è stato svolto anche uno specifico monitoraggio della coppia di capovaccai presente nell’area da parte dei soci del CERM Matteo Visceglia e Mariangela Francione, i quali hanno controllato ripetutamente i siti più utilizzati della coppia per la difesa territoriale e la nidificazione. Dopo aver confermato la presenza di due adulti, verosimilmente i due membri della coppia osservata già in diverse occasioni nei mesi precedenti, un sopralluogo successivo, effettuato in data 08/08/2017, ha permesso di accertare anche l’involo di due giovani.

Il monitoraggio è stato sempre effettuato a distanza di oltre 1 Km con potenti strumenti ottici allo scopo di non arrecare alcun disturbo e nell’occasione sono stati raccolti alcuni documenti video e fotografici al solo scopo scientifico e documentativo.

Un’importante notizia, dunque, per questa specie sull’orlo dell’estinzione e per il fatto che i capovaccai presenti potrebbero fare da guida ed essere di riferimento per i giovani liberati sia per la ricerca di cibo nelle aree circostanti il sito di rilascio sia per l’eventuale percorso migratorio verso i quartieri di svernamento africani.

I due soci CERM, esperti della specie, sono impegnati da molti anni per la salvaguardia del capovaccaio in Basilicata. Il monitoraggio viene infatti effettuato sistematicamente da circa 30 anni, mantenendo sempre il massimo riserbo, e viene spesso associato ad interventi concreti di supporto alimentare, sorveglianza, raccolta di informazioni utili allo studio del comportamento degli individui e delle interazioni con l’habitat e le attività umane.

Il successo riproduttivo di quest’anno rappresenta, dunque, ancora una speranza per il futuro, sempre più incerto, di questa specie nel nostro Paese, considerato che le uniche due coppie ancora regolarmente nidificanti nell’intera Italia peninsulare sono proprio quelle lucane.

E’ necessario, pertanto, che istituzioni ed enti parco siano attenti a far sì che il concetto di tutela della biodiversità e della natura si traduca in azioni tangibili e concrete, che facciano da contrappeso alla consolidata tendenza a voler rendere tutte le aree protette solo luoghi a servizio dello svago e del divertimento umano e non, come invece dovrebbe essere, un’opportunità necessaria ed irrinunciabile di conservare quanto di più prezioso e irripetibile la natura ci offre.

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Liberati nel Parco Nazionale dell’Appennino lucano due giovani capovaccai nati in cattività

In Italia un piccolo avvoltoio chiamato “capovaccaio”, dall’aspetto simpatico e decisamente lontano dall’archetipo dell’avvoltoio che domina l’immaginario collettivo, rischia di scomparire per sempre. Per cercare di garantirgli ancora un futuro, un gruppo di enti ed associazioni ha pianificato e messo in atto in Basilicata, nel Parco Nazionale dell’Appennino lucano Val D’Agri Lagonegrese, una delicata e complessa operazione di rilascio che ha visto protagonisti due giovani capovaccai dai nomi mitologici: Apollo e Teti.

Dopo aver soggiornato per circa tre settimane in una voliera di ambientamento realizzata temporaneamente nel sito di rilascio, i due avvoltoi hanno guadagnato la libertà e tengono ora con il fiato sospeso i ricercatori, che ne seguono gli spostamenti grazie alle radio VHF ed ai datalogger GPS/GSM di cui sono equipaggiati.

La delicata operazione di rilascio è stata organizzata e coordinata dall’associazione CERM e messa in atto grazie al supporto di Federparchi ed alla sponsorizzazione di Co.Ge.Di. spa., società distributrice dei marchi delle note bevande Uliveto e Rocchetta.

Membri del Centro Studi Appennino Lucano Onlus di Marsicovetere (PZ), del Centro Studi Naturalistici Nyctalus Onlus di San Martino d’Agri (PZ) e di Ardea Associazione per la ricerca, la divulgazione e l’educazione ambientale Onlus di Napoli si sono occupati della costruzione della voliera e di una limitrofa piattaforma-mangiatoia, della cura e della sorveglianza degli animali e del controllo dei loro spostamenti dopo il rilascio. Gli esperti dell’associazione CERM hanno allestito i sistemi di videocontrollo di voliera, mangiatoia e sito di rilascio, curato l’installazione di datalogger GPS/GSM e di radio VHF sui capovaccai e coordinato le operazioni di rilascio e poi il monitoraggio degli animali nei giorni successivi.

All’inanellamento dei capovaccai ha provveduto Alessandro Andreotti di ISPRA che ha collaborato anche alle fasi di rilascio e successivo monitoraggio.

La VCF, Vulture Conservation Foundation, porterà avanti, assieme all’associazione CERM, il monitoraggio costante degli spostamenti a lungo raggio dei capovaccai con l’uso di datalogger GPS/GSM. Il monitoraggio a breve raggio, invece, viene effettuato grazie all’appoggio di Technosmart Europe srl.

L’operazione ha visto la collaborazione dell’Ente Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, della Regione Basilicata e di ISPRA. Inoltre il Comune di San Martino d’Agri ha dato il pieno appoggio all’iniziativa che si è svolta nel suo territorio.

Un importante contributo è stato fornito da e-distribuzione S.p.A., che si è attivata con straordinaria rapidità per isolare 17 supporti di una linea elettrica a media tensione situata nelle vicinanze dell’area di rilascio che, altrimenti, avrebbero potuto rappresentare un rischio per gli animali liberati.

Al rilascio hanno presenziato il Presidente di Federparchi, Giampiero Sammuri, ed il Presidente del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, Domenico Totaro.

L’associazione CERM aveva, in passato, già organizzato in Italia meridionale il rilascio di giovani capovaccai (19) ma, in tutti quei casi si trattava di giovani dell’anno che venivano liberati tra fine agosto e metà settembre, all’età di circa 80-90 giorni.

La liberazione di Apollo e Teti risulta, invece, del tutto innovativa perché i giovani avvoltoi hanno già superato l’anno di età e perché il rilascio ha avuto luogo agli inizi di agosto. Ciò per cercare di garantire maggiori chance di sopravvivenza ai giovani capovaccai. E in che modo un simile metodo potrebbe sortire quest’effetto? Per capirlo bisogna tener presente che il capovaccaio è una specie migratrice: gli adulti trascorrono il periodo invernale nell’Africa sub-sahariana (quelli italiani soprattutto tra Mali e Niger) e tornano a nidificare in Europa ogni primavera; i giovani, invece, intraprendono la prima migrazione verso l’Africa circa 3 mesi dopo la nascita e lì rimangono per tre-quattro anni prima di far ritorno in Europa. I dati forniti dalle radio satellitari GPS o dai datalogger GPS/GSM con i quali erano equipaggiati alcuni dei giovani liberati in Italia in passato, hanno rivelato che la prima traversata tra l’Italia e l’Africa costituisce un ostacolo estremamente insidioso: alcuni, infatti, non seguono la rotta migratoria più breve (che tocca Sicilia occidentale e Tunisia) ma, al contrario, si avventurano in interminabili traversate che, talvolta, li portano allo stremo delle forze ed all’annegamento.

La presenza o la mancanza di capovaccai “guida”, adulti o subadulti, che già conoscano la giusta rotta migratoria sembra essere l’elemento discriminante per la sopravvivenza dei giovani liberati. Dal momento che la migrazione ha il suo picco tra la fine di agosto ed i primi di settembre, i giovani liberati al principio di agosto hanno maggiori probabilità di incontrare subadulti, adulti e giovani “esperti” ai quali aggregarsi (del resto, questo utile “incontro” è reso ancor più improbabile dalla scarsità di individui della popolazione italiana). Se i pulcini, come spesso accade, nascono in giugno il loro rilascio può avvenire solo nel settembre dello stesso anno; a meno che non venga rimandato all’anno successivo, in un periodo precedente al picco migratorio.

E’ questo il caso del rilascio 2017 per il quale, per di più, si è scelto il Parco Nazionale dell’Appennino lucano proprio perché l’area è frequentata dalla specie e, dunque, le probabilità di incontro tra i giovani liberati ed altri conspecifici sono elevate.

Perciò i dati che giungeranno dai datalogger GPS/GSM saranno molto importanti per valutare l’utilità di questa nuova metodologia di rilascio e poter indirizzare i rilasci degli anni futuri.

Il rilascio 2017, in effetti, costituisce una sorta di prova generale delle liberazioni che, tra il 2018 ed il 2022, avverranno nell’ambito del progetto LIFE Egyptian vulture, dedicato alla conservazione del capovaccaio e cofinanziato dalla Commissione Europea, verrà attuato in Italia ed alle isole Canarie e che vede coinvolti, in Italia, e-distribuzione S.p.A., che ne sarà il beneficiario coordinatore, Federparchi, ISPRA, Regione Basilicata e Regione Puglia in qualità di beneficiari associati ed al quale il CERM fornirà il necessario supporto.

Queste le persone coinvolte nell’azione di rilascio, con un particolare ringraziamento ad Antonio L. Conte e Remo Bartolomei per il costante impegno profuso:

CERM: Guido Ceccolini, Anna Cenerini, Matteo Visceglia e Mariangela Francione
ISPRA: Alessandro Andreotti
e-distribuzione S.p.A.: le maestranze della Zona Basilicata
Centro Studi Appennino Lucano: Remo Bartolomei
Centro Studi Naturalistici Nyctalus: Antonio L. Conte, Mariangela Iacovino, Antonio Piccininno, Giannicola Raele, Nunzio La Grutta, Camillo Iacovino, Melissa Bertoni
ARDEA: Rosario Balestrieri, Marilena Izzo, Salvatore Ferraro, Gennaro Senese, Marcello Bizzarro, Lorenzo Papaleo, Raffale Di Biasi, Giuseppe Fruttidoro e Davide Vitale
Amministrazione comunale San Martino d’Agri (PZ): Fabrizio Conte e Angelomaria Cudemo.
Guide PNAL: Emanuele Sileo
CEA Viggiano: Silvia Sgrosso

HERPETHON 2017 – Giornate dell’ARE Monte Raparello 4-5 marzo San Martino d’Agri nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano

Grande successo per le Giornate dell’ARE di Monte Raparello, un evento del calendario di HerpeThon 2017, un insieme di attività scientifico-divulgative di livello nazionale organizzate dalla  Societas Herpetologica Italica. A livello locale le attività sono state curate dal Centro Studi Naturalistici Nyctalus di San Martino d’Agri, in collaborazione con il Centro Studi Appennino Lucano. In linea con il tema di quest’anno “POZZE PER ANFIBI & RIFUGI PER RETTILI” le attività didattico – scientifiche si sono svolte nell’arco di due giorni ed hanno avuto come scenario l’Area di Rilevanza Erpetologica Nazionale di Monte Raparello (n.039 San Martino d’Agri, San Chirico R.). L’evento, unico per la Basilicata e tra i pochi previsti nel sud Italia, ha visto impegnati ricercatori, ragazzi delle scuole medie locali, escursionisti e semplici appassionati, in una serie di interventi di ripristino e ricostruzione di habitat per rettili ed anfibi. La prima giornata è stata dedicata alla divulgazione scientifica e all’educazione ambientale dei grandi e piccoli volontari; i partecipanti hanno seguito i ricercatori impegnati sul campo che hanno illustrato le principali caratteristiche dell’ARE e delle specie presenti, a cui sono seguire azioni di conservazioni pratiche, come quelle di costruzione di rifugi per rettili e pozze per anfibi. La seconda giornata ha visto invece i ricercatori impegnati nel rilievo e monitoraggio dei siti riproduttivi di alcune specie di anfibi.

Soddisfazione è stata espressa dalla Dott.sa Mariangela Iacovino presidente del Centro Studi Naturalistici Nyctalus: “l’iniziativa ha avuto come scopo quello di far conoscere al grande pubblico la bellezza e l’importanza dell’ARE, Area di Rilevanza Erpetologica nazionale di Monte Raparello. Nella due giorni abbiamo parlato di anfibi e rettili, descrivendone il comportamento e le peculiarità attraverso il racconto e la viva voce di ricercatori impegnati sul campo. Sicuramente aver sensibilizzato le numerose persone presenti, impegnate anche con attività pratiche di conservazione, è un passo in avanti per la salvaguardia di questi animali importantissimi per l’ecosistema.

La manifestazione è stata organizzata in collaborazione con l’SHI sez. Lazio e con il patrocinio del Comune di San Martino d’Agri (Pz).

Il TG1 con il G.S. Castel di Lepre ed il G.S. Melandro per la Giornata della Speleologia in Basilicata

Si è svolta anche in Basilicata la Giornata Nazionale della Speleologia. Organizzata a livello nazionale dalla Società Speleologica Italiana, il CAI, il Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico e che ha visto nelle giornate del 1 e 2 ottobre, decine di eventi realizzato in tutta Italia. Tra gli eventi previsti, unico evento realizzato in Basilicata, quello organizzato e realizzato dal Gruppo Speleologico Castel di Lepre di Marsico Nuovo e dal Gruppo Speleo Melandro di Satriano di Lucania con una escursione alla suggestiva Grotta dell’Aquila di Tramutola. Oltre 40 persone hanno partecipato attivamente all’iniziativa con ben 25 persone che per la prima volta hanno provato l’emozione di scendere in Grotta conoscendo le emozioni del buio strisciando tra fango, freddo ed acqua in anfratti stretti e nascosti.

L’iniziativa è stata utile per far conoscere il mondo della speleologia ai “non addetti ai lavori” e per dare maggiore visibilità alle esplorazioni e agli studi del vuoto sotterraneo. L’obiettivo è stato, anche in Basilicata, quello di far conoscere questo particolare mondo e contribuire a salvaguardare gli ipogei e tutelare la speleologia come disciplina di conoscenza e consapevole strumento di viaggio nel mondo sotterraneo e per l’immaginario umano.

Di rilievo la presenza della Giornalista ed inviata del TG1 Valentina Bisti che, insieme ad un troupe Rai, hanno realizzato un servizio sulla giornata organizzata dai due gruppi speleo che nella serata del 2 ottobre è stato trasmesso sul TG1 delle 20 portando alla ribalta nazionale la Val d’Agri, il mondo speleo ed il lavoro che i due gruppi, Castel di Lepre e Melandro, svolgono con passione da diversi anni sul territorio regionale e non solo.

 

Puliamo il Buio, il 25 settembre iniziativa del Gruppo Speleologico Castel di Lepre di Marsico Nuovo e del Gruppo Speleo Melandro di Satriano

Bonificare le discariche abusive sotterranee, documentarle, individuare possibili rimedi e proporli alle Amministrazioni locali e all’opinione pubblica. E’ questo l’obiettivo di “Puliamo il buio”, iniziativa che la Società speleologica italiana organizza da dieci anni in diverse grotte e cavità artificiali in tutta Italia. L’edizione 2016 è in programma dal 23 al 25 settembre dal Nord al Sud del Paese ed è legata, come ogni anno, dalla collaborazione con la manifestazione “Puliamo il mondo” di Legambiente. L’evento vedrà impegnati in Basilicata il Gruppo Speleologico Castel di Lepre di Marsico Nuovo ed il Gruppo Speleo Melandro di Satriano, i soci dei due gruppi andranno a bonificare la Grotta di Castel di Lepre a Marsico Nuovo, dalla quale verranno rimossi i residui di carburo esausto e altri rifiuti inorganici presenti nel sito.
In tutta Italia sono decine le iniziative programmate con l’intendo di bonificare le discariche abusive sotterranee, documentarle, individuare possibili rimedi e proporli alle Amministrazioni locali e all’opinione pubblica. L’utilizzo di ipogei naturali e artificiali quali discariche abusive è un fenomeno purtroppo molto diffuso. I danni provocati all’ambiente carsico e alle risorse idriche sotterranee sono incalcolabili ed è importante diffondere questa consapevolezza al di fuori della cerchia degli speleologi.
Nodo fondamentale di “Puliamo il Buio” è il censimento delle cavità a rischio ambientale, attraverso il quale la Società speleologica Italiana vuole fornire una base di lavoro a tutti coloro che vogliono collaborare alla protezione dell’ambiente e delle risorse idriche, alla riduzione dei rifiuti, alla valorizzazione degli habitat naturali e alla lotta alle discariche abusive. Il censimento è stato avviato nel 2005 ed è oggi disponibile on-line e in continuo aggiornamento.
L’iniziativa è realizzata con il patrocinio dei Comuni di Marsico Nuovo, Satriano e del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, collaborano all’iniziativa le associazioni “Centro Studi Appennino Lucano, “CEA Museo del Lupo di Viggiano” e “Guide Ufficiali ed Esclusive del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano”.
Ufficio Stampa CS Castel di Lepre – GS Melandro

Puliamo il Buio