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Liberati nel Parco Nazionale dell’Appennino lucano due giovani capovaccai nati in cattività

In Italia un piccolo avvoltoio chiamato “capovaccaio”, dall’aspetto simpatico e decisamente lontano dall’archetipo dell’avvoltoio che domina l’immaginario collettivo, rischia di scomparire per sempre. Per cercare di garantirgli ancora un futuro, un gruppo di enti ed associazioni ha pianificato e messo in atto in Basilicata, nel Parco Nazionale dell’Appennino lucano Val D’Agri Lagonegrese, una delicata e complessa operazione di rilascio che ha visto protagonisti due giovani capovaccai dai nomi mitologici: Apollo e Teti.

Dopo aver soggiornato per circa tre settimane in una voliera di ambientamento realizzata temporaneamente nel sito di rilascio, i due avvoltoi hanno guadagnato la libertà e tengono ora con il fiato sospeso i ricercatori, che ne seguono gli spostamenti grazie alle radio VHF ed ai datalogger GPS/GSM di cui sono equipaggiati.

La delicata operazione di rilascio è stata organizzata e coordinata dall’associazione CERM e messa in atto grazie al supporto di Federparchi ed alla sponsorizzazione di Co.Ge.Di. spa., società distributrice dei marchi delle note bevande Uliveto e Rocchetta.

Membri del Centro Studi Appennino Lucano Onlus di Marsicovetere (PZ), del Centro Studi Naturalistici Nyctalus Onlus di San Martino d’Agri (PZ) e di Ardea Associazione per la ricerca, la divulgazione e l’educazione ambientale Onlus di Napoli si sono occupati della costruzione della voliera e di una limitrofa piattaforma-mangiatoia, della cura e della sorveglianza degli animali e del controllo dei loro spostamenti dopo il rilascio. Gli esperti dell’associazione CERM hanno allestito i sistemi di videocontrollo di voliera, mangiatoia e sito di rilascio, curato l’installazione di datalogger GPS/GSM e di radio VHF sui capovaccai e coordinato le operazioni di rilascio e poi il monitoraggio degli animali nei giorni successivi.

All’inanellamento dei capovaccai ha provveduto Alessandro Andreotti di ISPRA che ha collaborato anche alle fasi di rilascio e successivo monitoraggio.

La VCF, Vulture Conservation Foundation, porterà avanti, assieme all’associazione CERM, il monitoraggio costante degli spostamenti a lungo raggio dei capovaccai con l’uso di datalogger GPS/GSM. Il monitoraggio a breve raggio, invece, viene effettuato grazie all’appoggio di Technosmart Europe srl.

L’operazione ha visto la collaborazione dell’Ente Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, della Regione Basilicata e di ISPRA. Inoltre il Comune di San Martino d’Agri ha dato il pieno appoggio all’iniziativa che si è svolta nel suo territorio.

Un importante contributo è stato fornito da e-distribuzione S.p.A., che si è attivata con straordinaria rapidità per isolare 17 supporti di una linea elettrica a media tensione situata nelle vicinanze dell’area di rilascio che, altrimenti, avrebbero potuto rappresentare un rischio per gli animali liberati.

Al rilascio hanno presenziato il Presidente di Federparchi, Giampiero Sammuri, ed il Presidente del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, Domenico Totaro.

L’associazione CERM aveva, in passato, già organizzato in Italia meridionale il rilascio di giovani capovaccai (19) ma, in tutti quei casi si trattava di giovani dell’anno che venivano liberati tra fine agosto e metà settembre, all’età di circa 80-90 giorni.

La liberazione di Apollo e Teti risulta, invece, del tutto innovativa perché i giovani avvoltoi hanno già superato l’anno di età e perché il rilascio ha avuto luogo agli inizi di agosto. Ciò per cercare di garantire maggiori chance di sopravvivenza ai giovani capovaccai. E in che modo un simile metodo potrebbe sortire quest’effetto? Per capirlo bisogna tener presente che il capovaccaio è una specie migratrice: gli adulti trascorrono il periodo invernale nell’Africa sub-sahariana (quelli italiani soprattutto tra Mali e Niger) e tornano a nidificare in Europa ogni primavera; i giovani, invece, intraprendono la prima migrazione verso l’Africa circa 3 mesi dopo la nascita e lì rimangono per tre-quattro anni prima di far ritorno in Europa. I dati forniti dalle radio satellitari GPS o dai datalogger GPS/GSM con i quali erano equipaggiati alcuni dei giovani liberati in Italia in passato, hanno rivelato che la prima traversata tra l’Italia e l’Africa costituisce un ostacolo estremamente insidioso: alcuni, infatti, non seguono la rotta migratoria più breve (che tocca Sicilia occidentale e Tunisia) ma, al contrario, si avventurano in interminabili traversate che, talvolta, li portano allo stremo delle forze ed all’annegamento.

La presenza o la mancanza di capovaccai “guida”, adulti o subadulti, che già conoscano la giusta rotta migratoria sembra essere l’elemento discriminante per la sopravvivenza dei giovani liberati. Dal momento che la migrazione ha il suo picco tra la fine di agosto ed i primi di settembre, i giovani liberati al principio di agosto hanno maggiori probabilità di incontrare subadulti, adulti e giovani “esperti” ai quali aggregarsi (del resto, questo utile “incontro” è reso ancor più improbabile dalla scarsità di individui della popolazione italiana). Se i pulcini, come spesso accade, nascono in giugno il loro rilascio può avvenire solo nel settembre dello stesso anno; a meno che non venga rimandato all’anno successivo, in un periodo precedente al picco migratorio.

E’ questo il caso del rilascio 2017 per il quale, per di più, si è scelto il Parco Nazionale dell’Appennino lucano proprio perché l’area è frequentata dalla specie e, dunque, le probabilità di incontro tra i giovani liberati ed altri conspecifici sono elevate.

Perciò i dati che giungeranno dai datalogger GPS/GSM saranno molto importanti per valutare l’utilità di questa nuova metodologia di rilascio e poter indirizzare i rilasci degli anni futuri.

Il rilascio 2017, in effetti, costituisce una sorta di prova generale delle liberazioni che, tra il 2018 ed il 2022, avverranno nell’ambito del progetto LIFE Egyptian vulture, dedicato alla conservazione del capovaccaio e cofinanziato dalla Commissione Europea, verrà attuato in Italia ed alle isole Canarie e che vede coinvolti, in Italia, e-distribuzione S.p.A., che ne sarà il beneficiario coordinatore, Federparchi, ISPRA, Regione Basilicata e Regione Puglia in qualità di beneficiari associati ed al quale il CERM fornirà il necessario supporto.

Queste le persone coinvolte nell’azione di rilascio, con un particolare ringraziamento ad Antonio L. Conte e Remo Bartolomei per il costante impegno profuso:

CERM: Guido Ceccolini, Anna Cenerini, Matteo Visceglia e Mariangela Francione
ISPRA: Alessandro Andreotti
e-distribuzione S.p.A.: le maestranze della Zona Basilicata
Centro Studi Appennino Lucano: Remo Bartolomei
Centro Studi Naturalistici Nyctalus: Antonio L. Conte, Mariangela Iacovino, Antonio Piccininno, Giannicola Raele, Nunzio La Grutta, Camillo Iacovino, Melissa Bertoni
ARDEA: Rosario Balestrieri, Marilena Izzo, Salvatore Ferraro, Gennaro Senese, Marcello Bizzarro, Lorenzo Papaleo, Raffale Di Biasi, Giuseppe Fruttidoro e Davide Vitale
Amministrazione comunale San Martino d’Agri (PZ): Fabrizio Conte e Angelomaria Cudemo.
Guide PNAL: Emanuele Sileo
CEA Viggiano: Silvia Sgrosso

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